Cosa cercavano
Una sezione dell'INGV cercava un corso interno su ChatGPT, Gemini, NotebookLM. Applicato al lavoro reale dei ricercatori, non una panoramica da convegno. Brief in due righe via mail, niente pitch dilatato.
Sezione Roma1 dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, gennaio-febbraio 2026, formazione interna su AI generativa per ricercatrici e ricercatori.
Una sezione dell'INGV cercava un corso interno su ChatGPT, Gemini, NotebookLM. Applicato al lavoro reale dei ricercatori, non una panoramica da convegno. Brief in due righe via mail, niente pitch dilatato.
Tre mattine di gennaio, due ore ciascuna, una cinquantina di ricercatori collegati da casa o ufficio. Sessioni di base su cosa fa e cosa non fa un modello linguistico: l'output va sempre validato da chi sa giudicare la qualità, perché plausibile ed esatto sono due categorie diverse. Poche slide, molte domande in chat, due docenti in copilotaggio. Era formazione, non audit consulenziale: stavamo allineando il punto di partenza prima di passare alla pratica.
Sulle due giornate in presenza abbiamo guardato insieme il loro lavoro reale: scrivere un paper, decidere quale informazione tenere e quale togliere, leggere un dataset, formattare, mandare l'ennesima email standard. Esercizio fatto da loro su loro stessi: dove il tempo che spendono ha valore umano, dove no. La parte sotto si poteva alleggerire, la parte sopra no. Non l'ho mappata io a priori, l'hanno mappata loro guidati.
Sede INGV Roma1, due giornate consecutive dalle 9 alle 18:30. Due coorti da 25, gruppi divisi per non perdere la dimensione laboratorio.
Giorno 1: ognuno ha costruito il proprio assistente personalizzato dentro ChatGPT o Gemini, intervistandosi guidato dal modello stesso, raccogliendo esempi delle proprie email, paper, abstract, istruzioni Matlab. Giorno 2: usi specifici, gestione della memoria contestuale, immagini, allucinazioni, casi limite. Nessuno è uscito con un set di slide. Sono usciti con uno strumento aperto dentro il loro account, costruito da loro stessi in aula.
Dieci minuti a scrivere a tastiera equivalgono a due minuti a parlare. Per la maggior parte dei ricercatori in aula la trascrizione vocale dentro al modello era nuova: dettare cinque o dieci minuti di pensiero non strutturato, lasciare che il modello strutturi, iterare sulla forma e non sul contenuto. Non un trucco del corso, un metodo che si usa il giorno dopo, alla scrivania. Più della media degli interventi tecnici, ha cambiato il loro rapporto con lo strumento.
Post-corso, form Google per raccogliere feedback puntuale sulle sessioni. Attestati di partecipazione, registrazioni delle sessioni online disponibili per chi non aveva potuto seguire dal vivo. Nessun upsell, nessun «secondo modulo già pronto» appiccicato in coda. Era formazione: doveva consegnare un cambio di pratica quotidiana, e finire lì.
ricercatori formati, 2 coorti da 25 in presenza, sessione Roma1
Non andiamo a casa e mandiamo l'AI a lavoro. Andiamo a lavoro e ci togliamo le rotture di balle ripetitive, così quel tempo lo possiamo dedicare a pensare di più.
— Mattia, in aula, INGV giorno 1
progetto realizzato all'interno di MastermAInd
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